Struffoli

Aggiornato il: gen 5

Difficoltà: 1 calice





Anche voi siete tra quelli che dopo le cene e i pranzi della Vigilia, Natale e Santo Stefano c’è ancora spazio per il dolce?

Allora questo è il vostro giorno fortunato perché vi presentiamo uno dei dolci tipici della tradizione campana. No, non stiamo parlando del babà, né della pastiera o della sfogliatella, ma degli struffoli! Una cascata di palline di pasta, prima fritte e poi ricoperte di abbondante miele, e per finire, coloratissimi confettini e diavulilli.

Nonostante l’arte pasticcera napoletana ne abbia fatto motivo di vanto, la storia racconta che sono stati i Greci i primi a portare il dolce in tavola. La parola struffolo infatti deriverebbe da strongoulos, di forma tondeggiante, e da pristòs, che significa tagliato; dunque piccole sfere, rotonde e tagliate, appunto, gli struffoli.

La ricetta si diffonde anche in Magna Grecia, dove le vengono attribuiti nomi come Strangola-preti o Strangolaprevete, e poi nel corso del tempo diverse regioni italiane se ne appropriano: a Palermo si chiamano strufoli, con una F. In Abruzzo invece si parla della cicerchiata, poiché l’aspetto del dolce ricorda quello delle cicerchie, legumi dalla forma tondeggiante. Anche in Calabria e in Basilicata si fa riferimento ai legumi: qui il dolce è chiamato cicerata, per le dimensioni simili ai ceci.

Dopo qualche cenno storico, ora passiamo al divertimento: che sia modellare la pasta o rivestire le palline di miele, o anche solo sederci a tavola e armarci di cucchiaio… forse una certa fame è tornata pure a noi e allora non possiamo che prepararci a una bella scorpacciata!


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